Intestazione e Note

Piano triennale della Cooperazione Internazionale

fase 2 di 4: Fase di ascolto e raccolta delle proposte

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Parlare di economia circolare significa guardare oltre i propri confini

Parlare di economia circolare significa guardare oltre i propri confini

Economia circolare - Foto di ready made da PexelsL’economia circolare non può prescindere dai territori e dalla loro necessità di trovare soluzioni adeguate alla molteplicità delle esigenze che esprimono. Parte da questo presupposto il seminario organizzato dalla Regione Toscana e Platforma sul rapporto strettissimo che esiste tra economia circolare e cooperazione decentrata.

L'economia circolare nel Recovery Plan: cosa prevede nel dettaglio

Si fa presto a dire “economia circolare” e “sostenibilità”. Ma il cambiamento di rotta e il passaggio da un modello economico lineare a uno circolare non può procedere a macchia di leopardo: “Il cambiamento che deve avvenire su scala globale”, sottolinea l’assessora regionale all’Ambiente Monia Monni aprendo i lavori del seminario Economia circolare e cooperazione decentrata.

L’appuntamento, che rientra nel quadro delle attività che la Regione Toscana realizza come partner del progetto della rete Platforma, sostenuto dalla Commissione europea e finalizzato alla valorizzazione del ruolo degli enti locali nei percorsi di cooperazione, ha rappresentato un’importante occasione di approfondimento e scambio di conoscenze, promossa nell'ambito del percorso partecipato di formazione del programma di cooperazione internazionale 2021-2023.

Parlare di economia circolare significa guardare oltre il proprio orticello

“Quando si parla di economia circolare e sostenibilità non si può guardare solo al nostro orticello, è di vitale importanza un approccio globale che tenga conto anche delle nazioni in via di sviluppo, il cui coinvolgimento è fondamentale”, prosegue Monni.

L’approccio, quindi, deve tendere ad “un modello olistico”, sottolinea Eleonora Rizzuto dell’Associazione Italiana per lo Sviluppo dell’Economia Circolare, “che non si fermi ad un approccio, sebbene importante, di sola gestione dei rifiuti per massimizzare le operazioni di riciclo e recupero della materia prima, ma che coinvolga le comunità locali”.

Del resto, prosegue, l’economia circolare ci pone davanti a una scelta: “non possiamo più attivare un modello liberistico dell’economia, nella fase di transizione è importante avviare una concertazione tra tutti i soggetti”: il legislatore, sia che esso operi a livello nazionale o regionale, le associazioni sindacali, datoriali, gli enti locali, le imprese e i cittadini.

I fondi europei per l’economia circolare e la cooperazione 

A livello europei gli strumenti e i fondi per rafforzare ulteriormente il legame tra economia circolare e cooperazione decentrata non mancano. A partire dal NDICI, il nuovo strumento di finanziamento dell'UE per lo sviluppo internazionale, che include consultazioni obbligatorie di città, regioni e loro associazioni nell'elaborazione dei programmi di sviluppo dell'UE. Strumento che dedica almeno 500 milioni di euro a città e regioni dei paesi partner, come ricordato nel corso del seminario da Frédéric Vallier, segretario generale CCRE - Platforma, con cui la politica di sviluppo dell'UE entra in una nuova fase a partire proprio da quest’anno.

“La cooperazione decentrata può illustrare al meglio il ruolo di città e regioni nel disegnare e mettere in atto soluzioni innovative per sviluppare l’economia sostenibile e contrastare il cambiamento climatico”, sottolinea Vallier.

Con NDICI Global Europe, aggiunge Paolo Ciccarelli della DG europea Partenariati Internazionali, l’UE affronta sfide globali, quali i cambiamenti climatici e la tutela ambientale mettendo in gioco strumenti finanziari, di assistenza tecnica e twinning. La cornice di riferimento a livello europeo resta il Piano d’azione UE per l’economia circolare, parte integrante del Green Deal. Piano che secondo Ciccarelli può avere successo solo se ben misurato per “guidare la transizione globale verso un’economia circolare che sia giusta, priva di impatto climatico ed efficiente in termini di risorse”. 

Anche l’impatto in termini economici ed occupazionali di misure ben congegnate per sostenere l’economia circolare non è da sottovalutare: anche limitando l’attenzione a un insieme ristretto di settori prioritari entro il 2030 si potrebbe registrare una crescita del pil del 2,2% rispetto a una situazione business as usual, mentre l’occupazione potrebbe salire del 2,7%. “L’economia circolare non è un lusso dei paesi ricchi, ma può essere un volano anche per i paesi in via di sviluppo”.

Il ruolo del design

L’economia lineare produce una serie di aree di spreco, che hanno a che fare con i processi produttivi, i materiali e le energie impiegati. Molti degli sprechi “che derivano dall’usa e getta, dall’obsolescenza programmata, dal sottoutilizzo dei prodotti e dalla capacità di avviarli a riciclo quando arrivano a fine vita” possono essere risolti grazie al design, cui non a caso viene attribuito un ruolo fondamentale nel Piano d’azione UE, sottolinea Irene Ivoi dello IED Istituto Europeo di Design.

Economia circolare e cooperazione decentrata - slide di Irene Ivoi

Economia circolare e cooperazione decentrata - slide di Irene Ivoi

Il Piano europeo, in effetti, prevede: 

  • fino all'80% dell'impatto ambientale dei prodotti è determinato nella fase della progettazione e che solo il 12% dei materiali utilizzati dall'industria dell'UE proviene dal riciclaggio;
  • bisogna estendere l'ambito di applicazione della direttiva 125 (per gli AEE) detta dell’ecodesign per includervi tutti i prodotti e stabilire principi di sostenibilità e norme specifiche per prodotto su performance, durabilità, riutilizzabilità, riparabilità, non tossicità, possibilitàdi miglioramento, riciclabilità, contenuto riciclato, e l'efficienza energetica. La Commissione dovrebbe presentare una proposta legislativa entro il 2021;
  • sottolinea che parallelamente agli standard minimi legali per la progettazione dei prodotti, è importante fornire incentivi di mercato alle aziende più sostenibili e ai prodotti e materiali sostenibili.

L'economia circolare nelle politiche locali

La seconda parte del seminario ha dato voce a una serie di progetti: da un lato le buone pratiche di economia circolare nelle politiche locali, dall’altro l’integrazione dell’economia circolare nella cooperazione decentrata.

Due i progetti italiani indicati come best practice nel corso dell’evento. A partire da quello del Comune di Capannori che, come illustrato dal sindaco Luca Menesini, ha innalzato la percentuale di raccolta differenziata dal 38% del 2005 ad oltre l’80% del 2020. Un risultato raggiunto attraverso una serie di tappe intermedie: dall’introduzione della raccolta differenziata porta a porta nel 2005, passando per l’adesione del Comune alla strategia “rifiuti zero” due anni dopo, fino ad arrivare, nel 2013, all’introduzione della tariffazione puntuale.

Da Capannori a Milano, dove come sottolineato da Marta Mauri, Project Manager per il progetto Life VEG GAP presso il Comune di Milano, “transizione verso un’economia circolare significa abbracciare una pluralità di tematiche” che richiede l’impegno parallelo di più direzioni all’interno dello stesso Comune. Milano, sottolinea, sta intervenendo con diversi progetti ponendosi obiettivi di lungo raggio, con un orizzonte temporale che va dal 2025 al 2030, per aumentare il tasso di riciclo e riuscire a ridurre la quantità di rifiuti prodotti dai singoli cittadini. L’obiettivo, aggiunge, “è integrare l’economia circolare nei piani esistenti senza introdurre nuovi programmi”. 

Dall’Italia alla Francia con Gescod (Grand Est Solidarités et Coopérations pour le Développement), la rete regionale di attori del Grand Est - fusione di Alsazia, Champagne-Ardenne e Lorena - che ha messo in piedi un vero e proprio collegamento tra Stato, enti locali e rappresentanti della società civile. 

Gescod è una piattaforma di stakeholder il cui obiettivo è rafforzare e amplificare l'apertura internazionale del territorio regionale in cui rientra, che ha realizzato una serie di progetti in settori strettamente legati all’economia circolare. A fornire un esempio concreto nel corso dell’evento è Abderrahim El Khantour della Regione Grand Est. Un nuovo progetto cofinanziato da Francia e Marocco e che riguarda la regione del Paese africano: oltre a raccogliere punti di vista incrociati tra schemi regionali di pianificazione territoriale, il progetto prevede studi sul potenziale delle città verdi, delle città intelligenti e degli eco-distretti. 

A questo si aggiunge CollECtif, una rete che riunisce tutti i player del Grand Est che lavorano o desiderano lavorare a favore di sviluppo economico in linea con l'economia circolare.

Collectif

L’integrazione dell’economia circolare nella cooperazione decentrata

Il focus sulla cooperazione decentrata ha occupato la sessione conclusiva del seminario online. Anche in questo caso, diversi sono i progetti indicati come best practice del settore. 

A partire dall’esperienza in Bolivia e Marocco illustrata da Emilio Rabasco del FAMSI, il fondo andaluso dei Comuni per la solidarietà internazionale che promuove lo scambio di esperienze tra l'Andalusia e altri paesi del mondo, partecipa all'elaborazione di strategie regionali, nazionali e internazionali di cooperazione internazionale per lo sviluppo e collega gli attori della cooperazione locale andalusa decentralizzata con quelli di altri paesi. 

Focus sul Mozambico per Alessandro Bobba di LVIA, associazione di solidarietà e cooperazione internazionale che opera per contribuire al superamento della povertà estrema, alla realizzazione di uno sviluppo equo e sostenibile ed al dialogo tra comunità italiane ed africane.

LVIA - Slide di Alessandro Bobba

In Mozambico LVIA opera dal 2005 e ha realizzato vari progetti di inclusione sociale e protezione ambientale, lavorando in partnership con il Ministero dell’Ambiente, i Consigli Municipali, la Caritas, Associazioni Locali e Internazionali. 

Uno di questi riguarda il riciclo della plastica tra il 2005 e il 2008 per migliorare la gestione dei rifiuti solidi urbani nella città di Maputo supportando le fasce più vulnerabili della popolazione, che ha portato alla creazione del centro di riciclo della plastica “RECICLA”. 

Da questa esperienza nasce un secondo progetto, immediatamente successivo, dedicato al riciclo dei rifiuti organici volto a migliorare la gestione dei rifiuti solidi urbani e realizzare attività di educazione ambientale nella città di Maputo supportando le fasce più vulnerabili della popolazione, che ha portato alla creazione del centro di compostaggio “FERTILIZA”.

L’economia circolare è una straordinaria opportunità per offrire lavoro e sviluppo

Oltre a rappresentare “un’opportunità di sviluppo sostenibile grazie alla quale è possibile tenere insieme ambiente e politiche sociali”, l’economia circolare “può diventare la chiave per rendere più sostenibili i processi di produzione e insieme creare lavoro di qualità, nelle nostre comunità come nei paesi con i quali promuoviamo progetti di cooperazione decentrata”, ha sottolineato l’assessora regionale alla cooperazione internazionale Serena Spinelli chiudendo il seminario online. “Considerato che operiamo nelle regioni più svantaggiate dei paesi partner, l’economia circolare può rappresentare una straordinaria opportunità per offrire lavoro e sviluppo e orientare verso la migliore sostenibilità ambientale”.

“Come Regione Toscana – ha proseguito - abbiamo già concretamente sperimentato l’interesse dei nostri partner verso l’economia circolare e abbiamo avviato percorsi di supporto e scambio, con riferimento particolare ad alcune aree della Tunisia che hanno manifestato forte interesse in questa direzione. L’esperienza maturata ci ha reso consapevoli che i territori rappresentano i luoghi privilegiati dove verificare modelli innovativi di sviluppo e dove le buone pratiche realizzate possono essere promosse con l’obiettivo di facilitare la transizione verso l'economia circolare”.

“La diversità dei territori (aree urbane, periferie, aree rurali), del loro contesto socio-economico e ambientale e del loro dinamismo implica la ricerca di soluzioni adeguate e integrate. L'economia circolare offre un quadro di riferimento innovativo che risponde a queste esigenze, e che vale sia per i paesi più ricchi, sia ai paesi a basso reddito”, ha concluso Spinelli.